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Studio legale

Avvocato Claudia Pesaresi

Masoni: erronea “segnalazione a sofferenza”

Banche - Erronea “segnalazione a sofferenza” - Iscrizione nella banca dati Centrali Rischi (CRIF) - Diniego degli Istituti di Credito alla richiesta di finanziamenti - Nesso causale fra condotta illecita della Banca e danno - Carenza di prova - Concause rilevanti ai fini del diniego di finanziamenti - Attinenza alla situazione patrimoniale dei ricorrenti - Risarcimento del danno patrimoniale e morale - Esclusione - Spese giudiziali civili - Responsabilità processuale aggravata - Errata “segnalazione a sofferenza” - Assenza di nesso causale fra condotta illecita e danno - Natura di persona giuridica della parte convenuta - Danno morale - Esclusione - Dispendio a carico della Banca di persone e mezzi connesso alla difesa giudiziale - Lite temeraria - Danno patrimoniale - Liquidazione equitativa - Rif.Leg.artt.1223,2056, 2059 cc;art.96 cpc;

Sentenza n.716/08

Pronunziata il 24.04.2008

Depositata il 08.05.2008

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

T R I B U N A L E D I M O D E N A

(Sezione II° civile)

in composizione monocratica

nella persona del giudice dr. Roberto Masoni

ha pronunciato la seguente sentenza:

nella causa iscritta nel Ruolo generale affari contenziosi n. 3546/2002

promossa da XX1 e XX2 rappresentati e difesi per procura speciale a margine dell’atto di citazione dall’avv. Gianpaolo Verna

contro Cassa di Risparmio di YY s.p.a. rappresentata e difesa per procura generale alle liti per atto di notaio Di Maria in data 19.4.1999, rep. 124.322, racc. n. 7051 dall’avv. Giorgio Giusti.

e con la chiamata in causa di C.S.E. Centro Servizi Elettronici s.c.a.r.l. rappresentata e difesa per procura speciale a margine della comparsa di risposta dagli avv.ti Pier Luigi Costa e Cecilia Ghittoni

e con la chiamata in causa di Assicurazioni Generali s.p.a. rappresentata e difesa per procura speciale in calce alla citazione notificata dall’avv. Ottavio Guidotti.

 

sulla base delle seguenti conclusioni:

per l’attore: “contrariis reiectis, condannare la convenuta a pagare agli esponenti: a) la somma di € 2000 oltre interssi per le spese legali sostenute nella procedura ex art. 700 c.p.c. presso il Trib. di Bologna; b) la somma di € 50.000 a titolo di danno morale, subito dagli esponenti per essere stati i nominativi stessi inseriti per errore nella banca dati relativa ai soggetti insolventi; c) la somma di € 100.000 a titolo di dano materiale subito dagli esponenti per non avare potuto contrarre un finanziamento a condizioni meno gravose di quello dagli stessi contratto con altro istituto di credito, con vittoria di spese, competenze ed onorari di giudizio. In via subordinata istruttoria come da memoria memoria ex art. 184 c.p.c.”

per il convenuto: “contrariis reiectis, rigettare le domande proposte dagli attori in quanto infondate e no provate in ftto e in dirito, con loro condanna solidale ai sensi e per gli effetti dell’art. 96 c.pc., per i dedotti motivi al risarimento de danni indicati in € 100.000, ovvero in quella diversa liquidabile d’ufficio; in via subordinata dichiarare e condannare il CSE tenuta a tenere la Cassa di Risparmio di YY indenne e manlevata nell’ipotsi di soccombenza, con vittoria di spese, competenze ed onorari di giudizio

per il CSE: “contrariis reiectis, respingere tutte le domande rivolte verso il CSE; in via del tuto subordinata, nel caso di condanna del CE, condannare le Assicurazioni Generali a tenere indenne il CSE medesimo dalle coesguenze delle predette domande, con vittoria di spese, competenze ed onorari di giudizio e con condanna degli attori per responsabilità aggravata

per il terzo chiamato Assicurazioni Generai: “nel merito respingersi le domande tutte di parte attrice con condana della stessa per avere intrapreso temerariamente la lite, temerarietà che si ripercuote sulla chiamata in causa, con ogni conseguenza assolutoria anche nei confronti dell’altro terso chiamato, CSE, e dunque della chiamata Assicurazioni Generali, con vittoria di spese, competenze ed onorari di giudizio

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato in data 17 luglio 2002, XX1 e XX2 convenivano in giudizio la Cassa di Risparmio di YY s.p.a. chiedendo il risarcimento dei danni patiti, oltre al rimborso delle spese processuali sostenute in un procedimento cautelare (poi abbandonato) nei confronti di CRIF s.p.a.

Esponevano di avere avuto un prestito personale concesso dalla Cassa convenuta, la cui garante era XX2; che avevano poi chiesto un mutuo a Banca Fineco, che però lo aveva negato stante la presenza di una segnalazione alla centrale rischi bancari; che effettuate ricerche era emerso che su segnalazione della Cassa di Risparmio di YY, il nominativo dell’istante era stato erroneamente inserito nella banca dati della centrale rischi gestita da CRIF s.p.a., da cui risultava la morosità del XX1; che la Cassa aveva riconosciuto l’erroneità dell’inserimento del nominativo; che anche Banca 121 aveva poi negato agli attori un prestito personale per analogo motivo. Concludevano, pertanto, come in epigrafe.

Ritualmente costituitasi in giudizio, la convenuta eccepiva l’infondatezza della domanda e concludeva per il rigetto delle domande e per la condanna degli attori per lite temeraria, previa chiamata in causa in garanzia di CSE -Centro Servizi Elettronici s.c.a.r.l.

Si costituiva in giudizio il CSE che a sua volta concludeva per il rigetto della domanda di manleva e per la chiamata in causa del suo assicuratore.

Si costituivano in giudizio pure le Assicurazioni Generali che concludevano per il rigetto della domanda.

Senza istruzione, le parti precisavano le conclusioni all’udienza del 22 febbraio 2008, quindi, la causa veniva assunta in decisione dal Tribunale.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

I. Assumono gli attori, a fondamento delle domande di citazione, che i loro nominativi sarebbero stati inseriti erroneamente nella banca dati di CRIF s.p.a., su erronea segnalazione diella Cassa di Risparmio di YY, dalla quale risulterebbero morosi nel pagamento di rate di finanziamento. Da queste circostanze, a giudizio degli attori, discenderebbero plurimi effettivi nocivi a proprio carico, quali danni morali e “materiali“, conseguenza del fatto che, data la (erronea) segnalazione, Banca Fineco s.p.a. e Banca 121, cui gli stessi avrebbero richiesto prestiti, li avrebbero negati.

Dalla documentazione versata in atti emerge l’erronea segnalazione effettuata dalla Cassa di Risparmio di YY alla centrale rischi, CRIF.

È la stessa Cassa di YY ad ammettere l’erroneità della segnalazione, come da missiva in data 20 novembre 2001: “la presente per comunicarvi che, a causa di un errore tcnico, da prte del nostro Centro Servizi Elettronici, sono state segnalate a CRIF, come pagate parzialmente, le rate relative al prestito personale intestato a XX1 con scadenza 29.5.2001 e 29.7.2001, che al contrario erano state pagate regolarmente” (doc. 6 di parte attrice)”.

In effetti, dal prospetto di informazione a carico di XX2, redatto dal CRIF in data 2 novembre 2001, emerge “una segnalazione di rate non pagate” concernenti finanziamento della Cassa di Risparmio di YY (doc. 4 di parte attrice). In realtà il pagamento delle rate da parte degli attori era stato “puntuale“, per ripetere l’aggettivo utilizzato dalla Cassa in una lettera datata 5 novembre 2001 (doc. 3 di parte attrice).

Se sono vere le circostanze indicate in precedenza, concernenti l’erronea segnalazione della situazione debitoria degli istanti alla centrale rischi, per il conseguimento del risarcimento richiesto si necessita la prova del danno, oltre che del nesso causale intercorrente tra illecito e danno risentito.

Nella specie, entrambi tali elementi costitutivi dell’illecito difettano, cosicché non può pervenirsi alla conclusione richiesta consistente nel risarcimento del danno morale e “materiale”.

Non è stato dimostrato il nesso causale ossia che il danno risentito sia “conseguenza immediata e diretta dell’illecito” (artt. 2056 e 1223 c.c.).

Infatti non è dato sapere se, a fronte della richiesta di finanziamento a Banca Fineco, come da documentazione in atti, la risposta negativa dell’istituto di credito sia ricollegabile con nesso causale all’esposizione del nominativo del debitore nell’evidenza della banca dati della centrale rischi, ovvero, piuttosto ad altri fattori, quali ad es., le limitate garanzie patrimoniali che il mutuatario era in grado di offrire al mutuante.

Non compete quindi il c.d. danno “materiale“. Probabilmente la difesa attorea atecnicamente si riferisce al danno patrimoniale, conseguenza dell’illecito. Ad identica conseguenza si giunge per il danno morale pure richiesto. Si aggiunga che tale voce di danno è risarcibile, in presenza dei richiamati “costitutivi dell’illecito“, e, in ogni caso, nei soli “casi determinati dalla legge“, come precisa l’art. 2059 c.c.

Viceversa, nella specie, non si è in presenza di alcun fatto astrattamente qualificabile come reato, nè si verte in una altra ipotesi normativamente prevista di risarcibilità del danno non patrimoniale (v., ad es., art. 2 l. n. 89 del 2001).

Nel frangente, la condotta della banca può qualificarsi illecito extracontrattuale, non certo illecito penale.

La domanda, in conclusione, va reietta.

Identica la conclusione per quanto attiene la richiesta di rimborso delle spese procesuali sostenute dagli attori in un procedimento d’urgenza proposto nei confronti di CRIF che è stato poi abbandonato.

Valga la seguente duplice considerazione.

CRIF non è parte in causa nel presente processo, né la Cassa di Risparmio di YY, qui convenuta, è stata parte in quel procedimento cautelare.

II. In modo espresso la sola Cassa di Risparmio di YY ha avanzato domanda ex art. 96 c.p.c., tenuto conto della temerarietà della lite intentata dai sigg. XX1 e XX2.

Appare indubbio che l’introduzione di un giudizio risarcitorio in mancanza del nesso di causalità intercorrente tra condotta illecita e danno e in mancanza pure di quest’ultimo, integra gli estremi dell’esercizio di un’azione connotata da “colpa grave”.

Per la risarcibilità del danno da lite temeraria è comunque necessario il riscontro della sussistenza di un danno che la lite abbia cagionato in chi l’invoca.

Per vero, la giurisprudenza insegna che l’art. 96 c.p.c. comprende tutte le ipotesi di atti e comportamenti processuali delle parti e copre ogni possibile effetto che ne derivi (Cass., 1 febbraio 1993, n. 1212, in Foro It., 2193, I, 2547; Cass., 12 marzo 2002, n. 3573; Cass., 23 marzo 2004, n. 5734).

La natura onnicomprensiva della disciplina degli atti e dei comportamenti (processualmente illeciti), che inducono responsabilità da lite temeraria, non significa limitazione della risarcibilità delle conseguenze residuate a carico della parte.

Tale responsabilità rende risarcibile “qualsiasi tipo di danno” causato da uno dei comportamenti tipicizzati connessi al processo e, perciò, “senza alcuna limitazione ai soli danni processuali” (Cass., 28 novembre 1987, n. 8872, in Giust. civ., 1988, I, 2954)

Possono venire in considerazione non solo danni patrimoniali, ma pure quelli di indole non patrimoniale.

E chiaro quindi che, sotto il profilo probatorio, non può applicarsi il disposto dell’art. 96 c.p.c., non solo quando difetti la prova dell’elemento soggettivo, consistente nel riscontro di un agire o di un resistere in giudizio con mala fede o colpa grave, ma allorchè manchi la prova dell’elemento oggettivo, rappresentato dall’ipotizzabilità o dall’effettiva esistenza di un danno subito dalla controparte come conseguenza diretta ed immediata di un simile comportamento.

Per la dimostrazione del danno subito per effetto della lite temeraria, la giurisprudenza non esige una prova rigorosa. Dato che il giudice può “desumere l’esistenza e l’entità del danno anche da nozioni di comune esperienza” (Trib. Roma 9 ottobre 1996, in Nuova giur. civ. comm., 1998, I, 476) e pure ricorrendo ad “elementi presuntivi“(Cass., 5 agosto 1969, n. 2950).

Tra le voci del danno risarcibile ai sensi dell’art. 96 c.p.c. può ricomprendersi quello di natura c.d. esistenziale, come ha riconosciuto quest’Ufficio (Trib. Modena, 2 febbraio 2007, in Dir. giust.- on line del 20 febbraio 2007; nonché, in Giur.merito, 2007, 1688, con nota di DI MARZIO, Vita nuova per il danno da lite temeraria (in attesa che l’ennesima riforma rimescoli le carte; nonché, Resp. civ. e prev., 2007, 1922 con nota di COLLICO, Lite temeraria e danno esistenziale nel processo di cognizione. In precedenza, Trib. Bologna, 27 gennaio 2005; Trib. Reggio Emilia, 19 maggio 2005) e quello non patrimoniale, sotto il profilo psichico, essendo il processo idoneo a produrre ansia a sofferenza in chi lo patisce.

A quest’ultimo riguardo, si rammenti quanto statuito da un recente arresto di legittimità, secondo il quale: “l’accoglimento della domanda di condanna al risarcimento del danno ex art. 96, comma 1, c.p.c. presuppone l’accertamento sia dell’elemento soggettivo (mala fede o colpa grave) sia dell’elemento oggettivo (entità del danno sofferto). Il primo presupposto, per concretizzarsi nella conoscenza della infondatezza domanda e delle tesi sostenute ovvero nel difetto della normale diligenza per l’acquisizione di detta conoscenza, è ravvisabile in tutti quei casi in cui venga proposto - contrariamente ad un costante, consolidato e mai smentito indirizzo giurisprudenziale - ricorso per cassazione avverso provvedimenti di natura ordinatoria, quali quelli emessi ex art. 273 e 274 c.p.c. Il secondo presupposto richiede, invece, l’esistenza di un danno e la prova da parte dell’istante sia dell’an che del “quantum debeatur”, il che non osta a che l’interessato possa dedurre, a sostegno della sua domanda, condotte processuali dilatorie o defatigatorie della controparte, potendosi desumere il danno subito da nozioni di comune esperienza anche alla stregua del principio, ora costituzionalizzato, della ragionevole durata del processo (art. 111, comma 2, cost.) e della l. n. 89 del 2001 (c.d. legge Pinto), secondo cui, nella normalità dei casi e secondo l’id quod plerumque accidit, ingiustificate condotte processuali, oltre a danni patrimoniali (quali quelli di essere costretti a contrastare una ingiustificata iniziativa dell’avversario sovente in una sede diversa da quella voluta dal legislatore e per di più non compensata sul piano strettamente economico dal rimborso delle spese ed onorari liquidabili secondo tariffe che non concernono il rapporto tra parte e cliente), causano “ex se” anche danni di natura psicologica, che per non essere agevolmente quantificabili, vanno liquidati equitativamente sulla base degli elementi in concreto desumibili dagli atti di causa” (Cass., 27 novembre 2007, n. 24645).

Nella specie, data la natura di persona giuridica rivestita dalla convenuta, non sembra ipotizzabile un perturbamento peggiorativo della qualità della vita della società, come è invece riscontrabile per le persona fisica. Del resto, il danno esistenziale neppure è stato allegato dalla banca.

Può invece ipotizzarsi, come da allegazione, un danno patrimoniale, rimborsabile in aggiunta alle spese processuali.

E’ stata fondatamente dedotta la sussistenza di un aggravio di costi d’esercizio; quali l’apertura di un fascicolo, l’istruzione della pratica, la trasmissione di atti e documenti al legale, riunioni e colloqui col difensore, visure e controlli. Tutte attività effettuate dai dipendenti dell’istituto i quali, al contempo, sono stati distolti dalle normali occupazioni lavorative.

Questo impegno di persone e di mezzi, intente a contribuire alla predisposizione della difesa, presumibilmente può avere cagionato un danno patrimoniale alla banca, sotto il profilo appunto della perdita del tempo dei dipendenti dedicato all’espletamento delle pratiche quotidiane (danno emergente); un danno risarcibile ai sensi dell’art. 96 c.p.c.

La liquidazione di esso va effettuata equitativamente, dato che “il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare” (art. 1226 c.c.), per quanto sussista la plausibile certezza di essa sotto il profilo dell’an.

Si stima allora di potere liquidare la somma complessiva in € 1.000, tenuto conto dell’impegno lavorativo e del tempo profuso dal personale della banca, per l’ipotizzzabile durata di un mese lavorativo.

Le spese processuali seguono la soccombenza (art. 91 c.p.c.) e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale di Modena, definitivamente decidendo, ogni contraria istanza, domanda e/o eccezione disattesa, nella causa promossa da XX1 e XX2 con atto di citazione notificato in data 17 luglio 2002,

1. rigetta le domandea attoree;

2. dichiara tenuti e condanna gli attori al rimborso dei danni da lite temeraria, che sono liquidati in complessivi € 1.000;

3. dichiara tenuti e condanna gli attori al rimborso delle spese processuali a favore della convenuta, che si liquidano in complessivi € 11.676 (di cui € 176 per anticipazioni; € 3.000 per diritti; € 8.500 per onorari), oltre ad IVA e CAP, come per legge e spese generali;

3. dichiara tenuti e condanna gli attori al rimborso delle spese processuali a favore della terza chiamata, CSE, che si liquidano in complessivi € 11.200 (di cui € 200 per anticipazioni; € 3.000 per diritti; € 8.000 per onorari), oltre ad IVA e CAP, come per legge e spese generali;

4. dichiara tenuti e condanna gli attori al rimborso delle spese processuali che si liquidano a favore della terza chiamata, le Assicurazioni Generali s.p.a., in complessivi € 11.350 (di cui € 350 per anticipazioni; € 3.000 per diritti; € 8.000 per onorari), oltre ad IVA e CAP, come per legge e spese generali.

Modena, 24 aprile 2008

Il giudice

(dr. Roberto Masoni)

Minuta depositata in cancelleria in data 24 aprile 2008 e pubblicata nelle forme di legge in data

Il cancelliere

Depositata in Cancelleria il 08 MAG 2008

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